Regia di Jake Wachtel vedi scheda film
FESTIVAL DI VENEZIA 78 -SETTIMANA DELLA CRITICA
Un ragazzino che vive nel quartiere povero della capitale cambogiana Phnom Penh, viene destato nei suoi sonni turbolenti da una sorta di sogno ad occhi aperti in cui il ragazzino rivive le gesta dei personaggi che lo hanno preceduto e di cui lui probabilmente rappresenta la attuale reincarnazione, riuscendo in qualche modo a mettersi sulle tracce degli avi, e a ricostruirne le gesta.
Ma al di là del tesoro rappresentato da una statuetta buddista d'oro celata in un campo dopo essere stata trafugata da un tempio di copie in terracotta, l'esperienza del piccolo, coadiuvato dalla presenta costante di una tenace ragazzina nullatenente, l'esperienza del bimbo si potrebbe trasformare in qualcosa di più complesso in grado di legare presente e futuro ad un passato che non accetta di restarsene inerte.
Da un giovane regista americano trasferitosi in Cambogia per insegnare cinema ai ragazzi di quartiere, Jake Wachtel, Karmalink è un po' il frutto della maturazione di un'esperienza vissuta sul campo, nei quartieri più poveri e vitali che si rispecchia con la perenne contrapposizione che si vive da decenni ormai tra la povertà dei molti e la modernità dell'esperienza scientifica che parte proprio da questi paesi particolarmente ricettivi.
Ne scaturisce un film di ragazzi e una sorta di avventura fantascientifica (il film è annunciato come il primo film di fantascienza cambogiano) che ricorda un po' le atmosfere di un caposaldo come I Goonies, catapultato in un contesto da futuro distopico che cerca di creare un ponte tra il misticismo (tipicamente buddista) del passato e il progresso di un futuro che ormai si trasferisce sempre più prepotentemente in un presente iniquo ma forse proprio per questo coerente con l'esigenza di portarsi avanti senza cancellare la traccia preziosa del passato.
Un film "di" ragazzi, più che "per" ragazzi, che risulta più interessante che realmente riuscito e coinvolgente, forse anche a causa di un accostamento un po' troppo ardito tra tematiche alte ed avventure più spavalde, costrette a confrontarsi con un passato di misteri e di meditazioni che sfugge facilmente alla percezione di una mente occidentale, poco avvezza a coniugare fiction e fantascienza ai simbolismi di una religione meditativa e contemplativa come si presenta il buddismo dinanzi agli occhi spesso un po' superficiali di uno spettatore medio di longitudini decisamente più occidentali.
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta