Regia di Spike Lee vedi scheda film
In questo spettacolo targato HBO l'attore Jerrod Carmichael si cimenta nel suo primo monologo di stand up comedy; tutte le sue considerazioni sparse ruotano attorno a gioie e miserie degli Stati Uniti, soprattutto le seconde: razzismo, povertà, cattiva amministrazione politica e mille altre assurdità piccole e grandi.
Spike Lee è sempre stato un regista curioso, a suo modo portato a sperimentare mescolando soprattutto il linguaggio del videoclip musicale con quello del cinema propriamente inteso; nel 2014 intraprende una nuova sfida, girando per Hbo due 'special', due spettacoli di comici molto differenti tra loro: Katt Williams e Jerrod Carmichael. Il primo è anche un rapper e ha già esperienza nella stand up comedy, il secondo un attore noto per qualche particina in film e serie tv, al suo esordio nel genere – chiamiamolo genericamente così – one-man-show. Carmichael è un interprete acerbo, e si vede, che non fa nulla per nascondere i suoi punti deboli, riuscendo in tal modo a trasformarli in punti di forza: talvolta si ferma ed estrae dalla tasca la sua agendina, per ripartire da qualche appunto sparso; tratta il suo pubblico con palese riverenza e rimane sempre aderente a un basso profilo che lo rende senz'altro simpatico, ma forse anche altrettanto vulnerabile, troppo 'umano' e ben poco 'personaggio'. Sarà la sua principale caratteristica anche nel seguente spettacolo 8 (2017), nel quale affinerà le sue doti rendendole più convincenti. Nei 55 minuti di questo monologo il comico salta di palo in frasca argomentando nella maniera più controversa su questioni spinose (stupro e pedofilia, tanto per dirne un paio), ma uscendone sempre con un sorriso e lasciando l'idea che Carmichael a conti fatti non abbia neppure tutti i torti, a prescindere ovviamente dalle provocazioni che mette solidamente in piedi. 6/10.
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