Regia di Jens Sjögren vedi scheda film
Lodevole per essere una produzione nord europea, sebbene la sceneggiatura sia assai diluita e poco propositiva. Sjogren propone, attraverso un montaggio alternato (decisamente squilibrato sul versante giovanile), l'infanzia difficile e turbolenta nonché le difficoltà di socializzazione di Zlatan, adolescente figlio di immigrati jugoslavi che fatica a integrarsi nella realtà svedese per il carattere ribelle e scontroso, ma anche e soprattutto per la scarsa considerazione che riceve dal padre. Buona la prima parte su cui, purtroppo, il film non riesce a svilupparsi, proseguendo sul medesimo canovaccio. Pochissime le parti di snodo, ovvero momenti o scene che sarebbero potute essere utili per far cambiare passo alla storia. Tra questi viene abbozzato l'incontro con la prima ragazza, che poi gli da buca, o la denuncia della madre o, ancora, la crisi jugoslava per lo scoppio della guerra dei Balcani. Tutto resta monocorde fino alla fine che si conclude con l'arrivo a Torino di Ibrahimovic.
Abbondanza di semi soggettive, con l'operatore che segue i giocatori in movimento come già visto in film di maggiore presa internazionale (si pensi a Pelè). Alla fine è una pellicola che si lascia vedere, sufficientemente interpretata, ma incapace di lasciare un forte messaggio. Potremmo definire Zlatan un film sulla scia di opere quali Tonya, vale a dire su sportivi genio & sregolatezza, che poi cattivi non sono mai (per dirla alla Bertè), odiati dal sistema (si veda la lettera di petizione firmata dai compagni di squadra del Malmoe per estrometterlo dalla rosa) ma capaci di fare prodezze nel loro ambito d'elezione, pur se a prezzo di reati (Zlatan qua ruba e circola in compagnia di teppistelli), offese e smargiassate.
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