Regia di Krzysztof Kieslowski vedi scheda film
Il capolavoro di Kieslowski, una sconvolgente presa di coscienza che lentamente si insinua, con uno stile che dà come la sensazione dello sbalordimento, di una realtà shockata e che insegue falsi dèi, perdendo di vista le priorità e i valori umani. Mentre nella prima metà scorre normalmente, senza avvenimenti, nella seconda comincia a insinuarsi il sospetto, la paura, la consapevolezza tragica dei nostri errori. L'errore del padre di "Decalogo, 1" è l'errore di un'intera umanità, e come in un purgatorio freddo e insipido l'essere umano che vaga per lande fredde (una scenografia della Polonia di fine anni '80 decadente ma sottilmente onirica) pensa di essere arrivato alla fine, al massimo, pensa di poter basare un rapporto sociale su un mediatore razionale, meno affidabile di quanto la rigidità e severità del mediatore stesso sembrino assicurare. E quando finalmente prendiamo coscienza di una tragedia mai illustrata (e che non implora alcun sentimento smielato), ci commuoviamo per un'umanità perduta, piangiamo come l'icona, che nella sua piattezza prende vita, non alla celebrazione di una qualche fede, ma a ricordarci che da soli noi sulla Terra non siamo al sicuro da noi stessi.
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