Regia di Simone Godano vedi scheda film
Una specie di "Si può fare" dei poveri, che guarda senz'altro al film del 2008 di Giulio Manfredonia perché la trama e la galleria di personaggi disadattati di un centro di recupero psichiatrico lo ricordano molto da vicino, oltre al fatto che é sceneggiato da Giulia Steigerwalt che in quel film partecipò come attrice. Purtroppo questo "Marylin ha gli occhi neri" avrà le migliori intenzioni del mondo ma a conti fatti risulta un'occasione sprecata, un tentativo maldestro di costruire una commedia a sfondo sociale che provi a dire qualcosa di nuovo sull'emarginazione e il tentativo di inserimento lavorativo di uomini e donne adulti con disturbi compulsivi della personalità, purtroppo ridotti a facili macchiette cariche di logori luoghi comuni e con dialoghi spesso banali. Se la sceneggiatura spesso lo affossa come una palla al piede, il film può contare sulla regia di Simone Godano che vivacizza un po' le sequenze con una messa in scena colorata e pop, ma in definitiva altrettanto superficiale, e la sua colpa più grave risulta di non riuscire a sfruttare appieno il potenziale di un cast che poteva dare risultati molto migliori. In particolare risulta deludente proprio la performance centrale di Stefano Accorsi, caricato fino all'inverosimile di tic facciali e corporei, balbuzie e contorcimenti vari che scadono nella caricatura involontaria, ed è un peccato, perché l'attore bolognese ha spesso dimostrato in contesti differenti di riuscire a mettere a frutto la sua presenza scenica e la sua recitazione pur senza avere il talento di altri suoi colleghi più rinomati. Funziona meglio in questo contesto Miriam Leone, proprio perché il personaggio ha minori pretese, e fra i caratteristi direi il migliore è Thomas Trabacchi nella parte del dottore. Il finale é fin troppo prevedibile, ci sono molte inverosimiglianze e qualche momento più simpatico e accorato, ma é un filmetto davvero troppo esile che si può tranquillamente perdere.
Voto 5/10
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