Regia di Silvio Soldini vedi scheda film
Rosalba, casalinga di Pescara in gita, viene dimenticata in un autogrill: la famiglia, sul pullman, se ne accorge troppo tardi. E allora che fa Rosalba? Anziché tornarsene a casa con l’autostop, se ne va a Venezia, dove trova un posto letto a casa del misterioso islandese Fernando dal linguaggio forbito (che in seguito alla convivenza rinuncia ai suoi tentativi di suicidio), conosce la vicina estetista e viene assunta da un burbero fioraio. Finché l'arrogante marito non affida ad un goffo ed inesperto detective il compito di rintracciarla.
Sorprendente, semplice e delicata commedia sentimentale di Silvio Soldini, giustamente baciata da un notevole successo di pubblico e sommerso da una valanga di premi, è un film delizioso, colorato e lieto che scorre via con leggiadria, grazie alla ben calibrata sceneggiatura di Soldini e Doriana Leondeff. Racconta la storia di una svolta non premeditata e goduta da una madre di famiglia piccolo borghese, figura in realtà poco frequentata dal cinema nostrano. Cinema che sa narrare l’esperienza del femminile, attraverso uno sguardo maschile pieno di ammirazione, ad un pubblico che può facilmente identificarsi nello splendido personaggio della protagonista: una donna in fuga da una realtà che all’improvviso comincia ad andarle stretta.
Presa ad esempio di una certa provincia media e pigra, Pescara è contrapposta alla magica realtà di Venezia: se favola deve essere, che sia tale fino in fondo. In un film così teneramente caldo (fotografia del mago Luca Bigazzi), la dichiarazione d’amore nel parcheggio del centro commerciale è emblematica. Cast da applausi, capitanato dalla meravigliosa Licia Maglietta e dal vellutato Bruno Ganz e completato da uno stuolo di comprimari di lusso, dalla bravissima Marina Massironi al buffo Giuseppe Battiston fino al rude Antonio Catania e al maestoso Felice Andreasi, fioraio burbero. Compare, nel finale, perfino Don Backy.
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