Regia di Robert Connolly vedi scheda film
AL CINEMA
Un raccapricciante episodio di omicidio/suicidio - ammesso che l'atto finale sia frutto di un vero suicidio - richiama nel proprio villaggio australiano in mezzo al deserto, il rampante avvocato Aaron, che, da adolescente, era dovuto allontanarsi dal luogo a seguito delle torbide vicende culminate con la morte misteriosa di una sua coetanea, annegata nei pressi di un fiume.
Dalle investigazioni dell'uomo, emergono particolari inquietanti circa il massacro della famiglia del suo amico, pure lui coinvolto in quella morte senza apparente spiegazione della ragazza al momento della propria gioventù, almeno vent'anni prima.
La vicenda, tratta dal romanzo giallo di Jane Harper, si interseca e si connette al problema del cambiamento climatico, che, nella fattispecie, ha reso desertica una regione un tempo irrigata da fiumi in cui era possibile nuotare, come annegare o comunque morire affogati.
La vicenda thriller lascia piuttosto a desiderare, colma di elementi prevedibili e nel contempo di contraddizioni che finiscono per rendere necessarie reiterate spiegazioni che continuano a rivelarsi poco mirate e convincenti.
Certo il film utilizza, anzi sfrutta, la peculiarità di un paesaggio unico e compromesso da una mutazione climatica che ha trasformato un'oasi in un deserto di morte o stentato sostentamento, e si avvale di un protagonista -l'affascinante Eric Bana in forma fisica strepitosa che ce lo restituisce come giovanotto 53enne che ne dimostra almeno 15 in meno - dall'indubbio carisma, per illuderci, almeno nell'incipit, di aver a che fare con un thriller di polso.
In regia un noto cineasta australiano di nome Robert Connolly, con all'attivo qualche commedia di successo e diversi serial piuttosto noti; ma il suo lavoro di direzione risulta appena funzionale, un po' anonimo e qualunque, incapace di attribuire un'impronta autoriale ad una vicenda che si appanna e svilisce in un finale piuttosto confusionario e fumoso.
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