Regia di Lasse Hallström vedi scheda film
"Le regole della casa del sidro" è un film tratto da un romanzo di John Irving, scrittore a me non particolarmente familiare, che ne curò anche la sceneggiatura vincendovi un Oscar nel 2000. Si tratta di una storia che si pone come romanzo di formazione ambientato nel Maine negli anni della seconda guerra mondiale: un romanzo di formazione un po' alla Dickens, un melodramma a tratti sentimentale ma che non disdegna l'impegno civile e discorsi che oggi vanno molto di moda riguardo alla cosiddetta "autodeterminazione", qui collegata alla pratica abortiva, che Irving considera un diritto inalienabile. Il film ha avuto accuse di essere patinato, melenso, cartolinesco ecc., ma visto con occhi imparziali rivela in realtà anche numerose qualità, a partire da una narrazione che si sviluppa con un respiro piuttosto ampio su due ore di proiezione, secondo i dettami di un cinema all'antica che però non manca di stimolare lo spettatore, di interrogarne la coscienza, a tratti di emozionarlo. Preferisco, come in altre recensioni, non esprimere il mio parere sull'aborto, ma è indubbio che la trattazione che ne fanno Irving e il regista Hallstrom è ponderata, nel complesso equilibrata e non si tratta di banale propaganda, mostrando in concreto l'orrore di certe situazioni che si creavano quando questa pratica era proibita, e qui arrivando a dare ampio spazio ad un caso di stupro/incesto che risulta molto controverso, ma che è esposto con la dovuta partecipazione emotiva e lucidità che non difettano al film nel suo complesso. Non mancano, tuttavia, passaggi un po' ricattatori e meno convincenti, soprattutto quando entrano in scena gli orfani ammalati, e qualche scivolone melodrammatico evitabile, ma nel complesso lo metterei fra i migliori film americani dello svedese Hallstrom. Nel cast il migliore è sicuramente Michael Caine nel ruolo del dottor Larch, con una appassionata performance che gli valse un secondo Oscar come attore non protagonista (ma il Tom Cruise di Magnolia era sicuramente più intenso e potente); per nulla disprezzabile l'interpretazione di Tobey Maguire, che qualcuno ha accusato di fissità espressiva, mentre invece fa un buon lavoro di scavo nel suo Homer e ne caratterizza con finezza la mitezza e la voglia di indipendenza. Non memorabile la Theron e discreti gli altri caratteristi, fra cui un Paul Rudd in versione seria che ha poco spazio. Per quanto indubbiamente accademico e un po' troppo "old fashioned", il film di Hallstrom merita una visione, potrà scatenare dibattiti, fare versare qualche lacrima e intrattenere con buona padronanza dello spettacolo.
Voto 7/10
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