Regia di Domenico Saverni vedi scheda film
Forse non c’era bisogno dell’ennesimo Fantozzi, specialmente se non ci sono più idee e le faccette buffe di Plinio Fernando rimangono solo un ricordo. Eppure eppure, gli amanti di questa saga gradiranno quest’ultimo episodio piuttosto che essere consumati dalla nostalgia.
Qualche sketch fa ancora ridacchiare, ma il ritmo è un po’ fiacco e le battute riciclate per l’ennesima volta.
La trama, apparendo surreale e assurda con la trovata della clonazione (figuriamoci che necessità ci possa essere di clonare un perdente!), non ha molto da raccontare. Piatta e prevedibile, ripete situazioni che tutti ormai conosciamo: la bruttezza della nipote di Fantozzi (ereditata dalla madre), che interpretata dalla simpatica e tutt’altro che sgradevole Dodi Conti, non appena si riscopre donna, punta più in alto di quanto possa permettersi; il desiderio del ragioniere di cambiare completamente vita e le incomprensioni con Pina, che lo porteranno ancora una volta lontano da lei (questa volta addirittura con il divorzio) e più vicino alla signora Silvani, che come sempre lo sfrutterà per interesse, non certo per amore o simpatia. E alla fine, lui come al solito si renderà conto che è la moglie la donna della sua vita.
Di nuovo c’è soltanto la scena con i bambini che Fantozzi porta allo zoo. Il finale, invece, è come sempre fantascientifico con battute amare e una malinconia di fondo.
Il cast soffre la mancanza di Gigi Reder (unico episodio della saga in cui non c'è) e di Plinio Fernando, fondamentali nel ravvivare anche le trame più morte.
La recitazione appare stanca, quasi forzata in alcuni momenti del film, però l’intrattenimento c’è. È un capitolo finale che si guarda giusto per rilassarsi un po’, senza avere molte aspettative e a me, personalmente, non è dispiaciuto. Poteva essere migliore, ma certe scene erano simpatiche e poi, Fantozzi è sempre Fantozzi anche quando viene clonato.
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