Regia di Joseph H. Lewis vedi scheda film
Western assai particolare visto pochissimo (infatti non ancora recensito) benchè apprezzato dalla critica - "una piccola pepita d'oro" - in cui una schiera di ottimi attori quali Joseph Cotten, Ward Bond, Betsy Blair e Viveca Lindfors è diretta da un regista - Joseph H. Lewis - che sapeva far diventare i Bmovies modelli inimitabili di gran Cinema.
IL MARCHIO DELL'ODIO (1957)
(prima recensione)
Clay (Bill Williams) giunge a cavallo dal fratello maggiore Daniel (Joseph Cotten) e, con fatica, lo convince a ritornare con lui al Rancho per esaudire il desiderio del padre Big Dan Halliday (Ward Bond) che è in punto di morte e vorrebbe rivederlo e probabilmente riappacificarsi.
Al loro arrivo vengono accolti da due donne. Una è la loro affezionata sorella Martha (Betsy Blair) che consiglia Daniel di “aver pazienza” col vecchio intenzionato - dice - a “perdonarlo”. L’altra è Aleta Burris (Viveca Lindfors) e pare che adesso il vecchio non si opponga all’eventualità che una meticcia, andando sposa a Clay, entri a far parte della sua famiglia sinora di “pura” razza bianca. Il fratello e il padre di Aleta li conosceremo nel lunghissimo flashback che sta per cominciare prima che Daniel entri nella stanza del padre.
Secondo il Morandini questo film fu sottovalutato ed è invece “una piccola pepita d’oro”, definizione assai lusinghiera che non deve stupire perché non è certo l’unica del regista Joseph H. Lewis, penso al suo “La sanguinaria”, magnifico noir - “ha la traiettoria tesa di una fucilata” - di cui la stessa fonte metteva in risalto il taglio espressionistico della fotografia.
Qui il b/n è, più che funzionale, indispensabile ad evidenziare i repentini scoppi di violenza del racconto, permeato di un senso di fatalità che evoca la mitica tragedia greca.
Non è insomma il “solito” western, nel senso che la vicenda la si sarebbe potuta presentare anche in altro contesto, quel che conta sono i rapporti tra i personaggi di cui sopra, lo scontro tra punti di vista che confliggono inesorabilmente, tutti ben resi da una schiera di attori di livello, anche quelli non famosi. ll resto è ambientazione.
Circa gli interpreti di fama, fa piacere trovare Joseph Cotten non in una parte da perdente, Ward Bond in un ruolo una volta tanto di primissimo piano, Viveca Lindfors credibile come meticcia da padre bianco e madre indiana; Betsy Blair invece è ancora destinata a rimaner zitella benché questa volta non imbruttita (e nonostante nella vita reale fosse moglie di Gene Kelly da quando aveva 17 anni).
Se volete, è visibile (in lingua originale) in rete:
https://www.youtube.com/watch?v=OEvmPYBL1CQ
cherubino,
17.4.2020
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