Regia di Antonio Margheriti vedi scheda film
Saigon, 1973. Durante un conflitto oltremodo sanguinoso come quello in Vietnam, il capitano americano Morris decide di partire per un'incursione fra le linee nemiche, alla ricerca di un traditore.
Dichiaratamente ispirato sia al Cacciatore di Michael Cimino (1978) che ad Apocalypse now di Francis Ford Coppola (1979), L'ultimo cacciatore fa il paio - essendo peraltro usciti a breve distanza - con Apocalypse domani, altra pellicola di Anthony M. Dawson, al secolo Antonio Margheriti, girata in terra indocinese con medesimi spunti. Bastano i titoli per capire che manca tutto, persino la fantasia; qui la sceneggiatura di Dardano Sacchetti è confusionaria, non ferrea in quanto a logica e punta tutto sul ritmo, componente essenziale d'altronde per questo genere di lavori. Margheriti dal canto suo fa il possibile per calcare la mano sull'azione e riesce così a salvare il salvabile, del resto non molto; nel cast si segnalano i nomi di David Warbeck, Luciano Pigozzi, Bobby Rhodes, John Steiner, Tisa Farrow e Massimo Vanni. Musiche di Micalizzi, fotografia di Pallottini, produce Couyoumdjian: quando il cinema di genere nostrano ancora poteva avvalersi di buonissimi artigiani e tanta buona volontà, nonchè ovviamente di una base sufficiente di pubblico. Il successo di queste due pellicole fu tale da convincere Margheriti a tornare poco tempo dopo a girare nelle Filippine: sarà la volta di I Cacciatori del cobra d'oro e Fuga dall'arcipelago maledetto (entrambi usciti nel 1982). 3/10.
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