Regia di Michela Cescon vedi scheda film
Valeria (Golino), rapinatrice solitaria sulla cinquantina, costantemente a bordo di moto rubate, sembra imprendibile. Per darle la caccia, un commissario di polizia (Di Matteo) dal forte accento romanesco si rivolge a un vecchio amico francese (Anglade), che in cambio vuole notizie della sua ex moglie, da cui è stato allontanato da quando la loro figlia tredicenne fu investita e uccisa da un pirata della strada.
Al suo esordio dietro la macchina da presa, Michela Cescon dimostra di avere visto tanto cinema e prova a fare il compitino nel migliore dei modi, ricorrendo a tutti gli strumenti possibili: droni, grandangoli spintissimi, macrofotografia, squarci semionirici, immagini sovrapposte, ambienti diafani. Tanto quanto si pensa possa bastare per prendere la patente da cinema d’essai. Peccato che il film sia a dir poco ellittico, che non si contino i rivoli narrativi lasciati (letteralmente) annegare nel nulla e che le ragioni della protagonista, che riesce ad accumulare 2 milioni di euro nel serbatoio di una vettura d’antan, non abbia alcuna spiegazione plausibile. Con Occhi blu la Cescon sembra volersi rifare al polar transalpino, con dialoghi rarefatti, atmosfere brumose e la ricerca costante dell’inquadratura inedita, che ci porta tra Testaccio, l’Ostiense e Piramide Cestia, passando anche per zone meno note come il Mandrione, in un dedalo continuo di rotaie, strade, luci notturne che, a conti fatti, restano l’unica cifra stilistica interessate del film.
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