Regia di Manetti Bros. vedi scheda film
La storia d'amore fra una ragazza nigeriana che vive a Roma e un ragazzo nigeriano che vive a Torino.
La voglia di fare c'è tutta, si nota bene: Torino boys, l'esordio in lungometraggio per i giovanissimi Manetti bros. (Antonio e Marco, classe 1970 e 1968), è uno di quei film che trasuda buona volontà, retto in piedi in qualche modo dai puntelli dell'arte d'arrangiarsi. Ma al di là degli sforzi, chiaramente, il risultato non è poi granchè accattivante a fronte di una resa estetica molto molto modesta, di un reparto interpreti quasi interamente composto da dilettanti allo sbaraglio e, va da sè, di un budget ridotto ai minimi termini. Si possono comunque segnalare le comparsate di Gisella Burinato, Massimo Sarchielli e di Luca Laurenti (la spalla comico-musicale di Paolo Bonolis in tv, esattamente), mentre non si può fare a meno di rilevare fra i difetti dell'opera il gravoso carico di dialoghi che riempie numerose scene appesantendo la visione. Anche l'idea di narrare una storia di immigrati in Italia dal loro punto di vista è decisamente in anticipo con i tempi, sebbene la costruzione narrativa nella sceneggiatura dei Manetti stessi non sembri granchè elaborata e i temi toccati siano per lo più superficiali; a conti fatti il motivo per cui il film ancora oggi gode di discreta considerazione sta tutto nella colonna sonora, che pesca a piene mani dal meglio del rap/hip-hop nostrano di quegli anni: brani di Neffa, Sottotono, Colle der fomento, Flaminio Maphia, La Pina, Er Piotta, Otierre e Sangue misto compaiono nella pellicola, ma a riequilibrare la ventata di novità c'è comunque una sequenza improntata su Amici mai di Venditti. 3,5/10.
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