Regia di Andy Wachowski, Larry Wachowski vedi scheda film
Recuperando il mito della caverna di Platone si potrebbe immaginare che Morpheus impersonifichi un Socrate post-moderno, un Socrate del XXII secolo, disposto a raccoglierne l’eredità per adempiere al suo stesso ingrato compito.
Quello di svelare ai suoi compagni, ancora incatenati, che stanno guardando dalla parte sbagliata; osservano ombre di loro stessi e di ciò che li circonda. Compito, questo, ingrato perché pericoloso. Non tutti i suoi compagni, una volta liberati, riescono ad adattarsi al luminoso mondo che li attende alle loro spalle. Non tutti sanno apprezzare quanto sia preziosa la verità: “tanti di loro sono così assuefatti, così disperatamente dipendenti dal sistema, che combatteranno per difenderlo”(Morpheus). La sorte di Socrate è segnata. Quella di Morpheus (complice la tipica indulgenza hollywoodiana) no (alla facciaccia di Cypher!!).
Quanto alla presunta evidenza dei (più o meno) espliciti riferimenti al pensiero di Schopenhauer (Sasso67, Maestro) - cosiccome espresso nel suo masterpiece “Il mondo come volontà e rappresentazione”- nutro qualche perplessità. Schopenhauer (cosiccome peraltro - ma, sia chiaro, “mutatis mutandis”- l’idealista Fiche, nonché, molti secoli prima, il sofista Protagora, padre del relativismo/soggettivismo gnoseologico) asseriva l’inesistenza del mondo in sé considerato, in quanto, piuttosto, mera rappresentazione dell’individuo (“Il mondo è una mia rappresentazione”…ammettendo, peraltro, l’ontologica fallacia dei sensi attraverso i quali la realtà viene percepita, così da apparire illusoria: un “velo di Maya”…).
Nel caso di specie, invero, Morpheus porta alla luce lo scollamento tra (recuperando 2 categorie kantiane) il “fenomeno” (la realtà come appare) e il “noumeno” (la realtà in sé): (cioè) in contrapposizione a Matrix (la realtà cosiccome percepita dai sensi e quindi dalla mente: “…quello che percepiamo, quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel reale sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello”: Morpheus) esiste però anche una realtà oggettiva (ma dura, tetra e totalmente tecnicizzata). Basta (quantomeno nel film) allungare la mano e prendere la pastiglia giusta.
Ecco, forse è sufficiente questa mia approssimativa e personalissima analisi per dimostrare la grandezza di codesta opera. Anche se, per la verità, è innegabile che Matrix abbia ulteriori meriti: è un ottimo film d’azione, con ottimi effetti speciali, il cast è all’altezza e, almeno per alcuni anni, ha fatto tendenza (sia rispetto al modo di vestirsi, sia rispetto allo sport praticato: rigorosamente ju jitsu e/o kung fu).
Ma ciò non può e non deve in alcun modo intaccare la profondità della sua dimensione filosofica (“new age”, se vogliamo, alla luce della sua rivisitazione in chiave fantascientifica).
Decisamente la punta di diamante nel panorama della cinematografia fantascientifica contemporanea.
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