Regia di Ugo Chiti vedi scheda film
Fosco, camionista toscano vedovo, sposa in seconde nozze la bella e giovane Anna, ragazza madre. Il figlio di lui, Livio, è un adolescente estroverso che fin da subito insidia la nuova arrivata. Anna resiste fermamente, ma non appena Fosco finisce per un breve periodo dietro le sbarre, Livio trova campo libero per realizzare i suoi sogni proibiti.
Non sono molte le regie di Ugo Chiti, maggiormente noto come drammaturgo e sceneggiatore, già uomo di fiducia per i copioni dei conterranei Alessandro Benvenuti e Francesco Nuti; più precisamente questa è la seconda e, almeno per i successivi vent’anni, l’ultima. Naturalmente si tratta di una sceneggiatura dello stesso Chiti, insieme a Nicola Zavagli, e altrettanto naturalmente di una storia profondamente toscana, ancorata a certi stereotipi cinematografici che la vorrebbero una regione esclusivamente composta di piccoli borghi di campagna popolati da energici (al limite del brutale) capofamiglia e donne di casa sottomesse. Attorno a questo banale fulcro si dipana la trama de La seconda moglie, film confezionato – va riconosciuto subito – con un certo savoir-faire (produzione Cecchi Gori con fotografia di Raffaele Mertes, musiche di Aldo De Scalzi e Pivio, scenografie di Francesco Bronzi, montaggio di Roberto Perpignani), ma che nei contenuti lascia abbastanza a desiderare. C’è tanto di retorico e di patetico, nei dialoghi e nelle situazioni, così come c’è parecchia distanza fra la recitazione del già quotato Lazan Ristovski, attore serbo già con Kusturica in Underground (1995), e l’esordiente Giorgio Noè (che non troverà molti sbocchi nel cinema neppure successivamente), per non parlare della bellissima quanto inefficace Maria Grazia Cucinotta. L'erotismo che la storia lascerebbe presupporre è poco più che accennato; il finale accomodante è inevitabile e infatti non ci viene evitato. 3/10.
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