Regia di Cate Shortland vedi scheda film
"- Beh allora ti stavi ingannando: il dolore e la sofferenza ci sono tutti i giorni.
Noi siamo ancora killers esperte.
Solo che io non sono quella sulla copertina di una rivista.
E non sono il killer che le bambine chiamano "la loro eroina"."
Natasha Romanoff nasce come spia creata ad uso e consumo di una superpotenza, l'Unione Sovietica, completamente asservita ai fini patrii. Al punto da non farsi problemi di distruggere la vita familiare e compromettere irrimediabilmente già nel fisico giovani adolescenti per farle divenire parti integranti di una squadra di "vedove" da utilizzare a fini tattici e di spionaggio.
Salvo ricostruire loro una sorta di famiglia-vetrina che permetta al gruppo di spie di integrarsi nel contesto socio economico da tenere sotto controllo.
Dopo averne conosciuto nei dettagli il periodo di fuga dagli Usa assieme alla famiglia di facciata, ritroviamo Natasha, ovvero Black Widow che, scioltisi gli Avengers, si ritrova ad operare da sola, desiderosa di appartarsi ma inseguita da un essere potente che non le dà tregua, e, come non bastasse, pronta a ricongiungersi con la tosta sorellastra minore, e coi i genitori adottivi da cui si è separata da circa quindi anni.
Sotto la direzione, dinamica e tecnicamente ineccepibile, della tosta Cate Shortland (buoni i suoi Lore e Berlin Syndrome), Black Widow è un film Marvel migliore del solito, sostenuto da ritmo senza tregua e un senso dello humor che risulta controllato e non svacca come in alcuni episodi dedicati agli Avengers.
Splendide in un confronto-sfida le due sorellastre vedove, splendidamente rese sullo schermo da due bellezze opposte ma compatibili come la rossa Scarlett Johansson e la bionda Florence Pugh, entrambe dotate di una avvenenza giunonica in grado di renderle splendide combattenti dalle curve mozzafiato. Ma in un film orgogliosamente molto virato al femminile, non potrebbe completare meglio il cast una materna, ma anche pericolosa matrigna dai lineamenti armonici di Rachel Weisz.
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