Regia di Alberto Grifi, Massimo Sarchielli vedi scheda film
Cult del cinema verità italiano. Fiction (?) e realtà (?) si sovrappongono, la mdp diventa trasparente e congela in oltre 3 ore uno spaccato storico prezioso fra il documentario e il dramma sociale. La 'trasparenza' della cinepresa è anche quella dello stile, senza manipolazioni artistiche di troppo, lasciando al montaggio degli estenuanti e traballanti campi stretti un ruolo narrativo ed espressivo dominante. Un decoupage rude ma efficace come le scarne didascalie che mettono ordine (?) negli avvenimenti, spostando la timeline a volte indietro nel tempo, a volte avanti altre addirittura congelandola, presentando una specie di replay sui punti forti del girato. Un tipo di cinema controverso, underground, problematico che personalmente adoro, accettandone i limiti ma apprezzando ancor di più l'emergenza comunicativa di queste storie. E come dimenticarsi Anna? Ve lo consiglio vivamente, perché bello o brutto che sia, rimane un'opera potente, un' esperienza forte, senza un vero e proprio inizio e neanche una fine, ribadendo così la relatività delle azioni umane, il continuo ripetersi di drammi, di vite perse, di relazioni interpersonali al limite, uguali oggi, ieri e domani... Lapidario e indimenticabile.
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