Regia di Philippe Garrel vedi scheda film
Il film fu presentato in Francia nel 2019 e a Berlino nel 2020 dal settantaduenne regista Philippe Garrell, come sempre esigente ed elegantissimo cineasta, qui affiancato nella sceneggiatura da Jean-Claude Carrière e, nella stesura dello script, da Arlette Langmann.
Nato e cresciuto col padre falegname (André Wilms) in Provenza, Luc (Logann Antuofermo) lavora con lui e, su suo suggerimento, cerca di qualificarsi all’école Boulle, prestigiosa istituzione parigina che attrae da tutta la Francia i giovani che intendono diventare ebanisti, ovvero perfetti conoscitori dei segreti del legno e delle diverse possibilità di lavoro e creative che questo materiale offre.
Il giovanotto, però, a differenza dell’integerrimo padre che il dolore e la povertà avevano forgiato, senza mutarne l’animo legato agli antichi valori, è un ragazzo incerto e distratto. Più interessato alle ragazze che ai principi morali, non perde molto tempo alla ricerca della scuola, che infine avrebbe trovato grazie all’aiuto della bellissima e ritrosa Djemila (Oulaya Amamra), con la quale intreccia una strana relazione, mai conclusa sul piano sessuale nonostante la reciproca e intensa attrazione.
Il ritorno in Provenza, coincide col ritrovamento casuale di Geneviève (Louise Chevillotte), antica fiamma nata fra i banchi di scuola, ora riaccesa con grande trasporto soprattutto di lei.
Le numerose lettere disperate di Djemila rimangono senza risposta, ma da Parigi arriva una bella notizia per lui: l’ammissione alla Boulle che gli apre le porte alla speranza di successo professionale e di ricchezza.
Costretto a lasciare Geneviève, divisa fra la paura di perderlo e l’amore per la falegnameria che quel “suocero” le aveva trasmesso, il nostro eroe si sarebbe presto consolato con Betzy (Soulheila Yacoub). Un insincero amore, ma una casa e un letto a sua disposizione, al prezzo non poco salato di accettare la convivenza con Paco (Martin Mesnier), condividendo, obtorto collo, non solo i tradimenti di lei ma il gioco a tre che eliminando l’esclusiviità amorosa, elimina perciò stesso ogni passione e ogni rapporto col passato.
Dal padre, dopo una breve visita parigina, apprende che Geneviève è incinta, ciò che la rende molto scomoda per lui, che non vuole quel figlio …
L’ultima parte del film ci riporta a Parigi, dove gli arriva la notizia dell’inattesa e drammatica morte del padre e dove Djemila si era sposata e presto sarebbe diventata madre…
Per la prima volta Luc è costretto a fare i conti con la morte e i valori della vita, che non aveva voluto mai riconoscere per viltà e per supponenza: si era fatto tardi, ormai: il sapore salato delle sue lacrime è lo stesso della solitudine, del disinganno e della morte, di cui per la prima volta ha coscienza
La storia - raccontata da una voce fuori campo - è la cronaca “oggettiva” dello svolgersi delle vicende, ma i personaggi del film ci dicono un’altra storia, ci danno la loro soggettiva visione degli accadimenti attraverso cui seguiamo i loro incontri e il vario incrociarsi, amicale, sentimentale o sessuale, lungo percorsi che ci sembrano noti, sulla traccia degli antichi maestri della nouvelle vague.
In questo modo, il film pare riflettere, sul piano filosofico e simbolico, la ricerca del regista, ovvero il suo proposito di incrociare, concludendoli, i diversi e suggestivi percorsi dei grandi registi - Rivette e Truffaut su tutti - degli anni’60.
Della durata di 100 minuti, il film si è giovato - oltre che dell’ottima performance degli attori di cui ho parlato - di un cast tecnico di prim’ordine: superba la fotografia in bianco e nero di Renato Berto, funzionale il montaggio di François Gédigier e interessante nella sua mutevolezza la musica di Jean Louis Albert.
Visto in lingua originale con sottotiloli su Raiplay.
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