Regia di Rose Glass vedi scheda film
Presentandoci la vicenda di un'infermiera che offre i suoi servigi come badante presso la dimora di una ricca ex star della danza, negli ultimi suoi giorni di vita a causa di un terribile cancro, "Saint Maud" sembra voler porre un ponte tra vita terrena e santità e offrire un'analisi dell'interazione di fede tra sè stessi e il divino, un complicato rapporto fatto di auto flagellazione corporea ed epifanie che rinfrancano lo spirito. La volontà di trascendere la vita terrena della protagonista è a mio (non insindacabile) avviso, in realtà, lo specchio di un anima sola afflitta dalla malattia mentale. Ecco che il film prende quindi le sembianze di un excursus che percorrendo la via del genere horror si propone di raccontare "la schizofrenia" dal punto di vista della protagonista che appunto n'è affetta.
E non è un caso che in virtù di questo si riallacci al tema della religione e al fatto che "Maud" (la protagonista) si senta investita da un compito divino, fornitogli da una entità superiore, un ruolo che la innalza rispetto alla gente comune, foriera di capacità salvifiche Maud sente la responsabilità di salvare vite altrui, per poi riuscire a salvare sè stessa e guadagnarsi come una santa l'ascesa e l'accesso al regno dei cieli. Come dicevo, questo tema non è un caso, in quanto gran parte degli schizofrenici ha meccanismi mentali che riconducono a pensieri analoghi, deliri partoriti da una scissione mentale o "sindrome dissociativa" che comporta un distacco dalla realtà esterna con la conseguente reinterpretazione tutta personale di essa.
Senza adesso scadere troppo in interpretazioni e approfondimenti psicologici, il film è bellissimo. È un'opera che sa essere controversa anche solo nella semplice rappresentazione del contatto col divino, che non è un comune sentirsi toccati o invasati, ma una vera possessione erotica, un amplesso con l'Altissimo tale da condurre all'orgasmo. Registicamente curato, sia da un punto di vista narrativo lavorando in sottrazione nel presentarci il background della sua protagonista ma acuto quanto serve nel delinearne perfettamente la personalità, sia dal un punto di vista del linguaggio visivo: per fare un esempio, c'è momento in cui si assiste ad hn ribaltamento dell'inquadratura in cui vediamo la scena filmata rovesciata a testa in giù, un chiaro segnale (non ci sono crocifissi rovesciati ma il simbolismo è lo stesso) atto a preannunciare un cambiamento nella vita della protagonista, un passaggio dal bene al male, la quale subito dopo infatti si lascia andare a condotte peccaminose, ben in contrapposizione con quanto professato fino a quell'istante e per contrasto più confacenti ad un'adorazione satanica. In realtà questo passaggio sottende per Maud un grido d'aiuto atto a ristabilire il contatto col divino ormai perduto da giorni, ma per lo spettatore risulta come il vano tentativo di sfuggire alla solitudine di una persona che cerca di sentirsi viva e normale per una notte macchiandosi delle stesse cose di cui si macchia la gente comune.
Scenografie gialle e ammuffite, musica elettronica grezza e incalzante e un uso degli effetti speciali mai invadente ma funzionale alle allucinazioni di Maud e alle sequenze di possessione.
Un horror d'autore in seno alla sempre lungimirante A24, opera prima della regista Rose Glass, che subito va a ficcarsi nel solco tracciato da titoli come The Witch, Midsommar ed Hereditary per la capacità di nutrire di nuova linfa vitale il filone horror moderno (che sapientemente guarda anche al classico).
Ultimi 10 minuti da brivido, belli disturbanti che ci conducono ad un finale potentissimo.
Sono queste le registe donne che vogliamo vedere al cinema.
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