Regia di Barry Levinson vedi scheda film
Visto (la 1° volta) la bellezza di 13 anni fa circa (mentre stavo realizzando un disegno per la scuola), non mi ricordavo quasi nulla del film, ma mi era rimasta impressa una sensazione di piacevolezza e appagamento.
Adesso, finalmente, mi ricordo il perché (ma forse avrei dovuto dimenticare anch’io?).
Una perfetta commistione tra il genere sci-fi (il quale offre il contesto) e il thriller (ciò che dà contenuto) rende questo film davvero impressionante.
La tensione, palpabile, si taglia con un coltello e questo grazie ad un ottimo missaggio sonoro e ad una sceneggiatura abbastanza ben curata (ad un occhio moderatamente attento, invero, si rivelerà più di una marchiana incongruenza, ma con un minimo di indulgenza vi si passerà sopra) che rende la trama del film - verosimile quanto basta - dai risvolti piacevolmente imprevedibili (e inquietanti). Basti pensare alle atmosfere scenografiche in cui si svolgono gli eventi. Ambienti chiusi, oscuri e poco ospitali, che trasmettono perfettamente una sensazione di claustrofobia, di accerchiamento e di… trappola.
Inoltre il finale rifugge frettolose banalizzazioni (nonostante la lancetta del cronometro segnasse già il decorso di più di 2 ore di film) e, anzi, suggella la transizione dalle profondità oceaniche a quelle di riflessioni filosofico-esistenziali (sui limiti delle capacità umane) non così strampalate (sia perché stimolate da esperienze personali fresche fresche e alquanto “toccanti”, sia perché, in effetti, dotate di un fondo di verità), che elevano ulteriormente il grado di qualità del film.
Nonostante tutto, notevole.
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