Regia di Alain Berliner vedi scheda film
"La mia vita in rosa" è il primo lungometraggio di Alain Berliner, regista belga che in seguito, dopo un secondo film realizzato ad Hollywood, si è dedicato soprattutto alla televisione. Il film tratta una tematica particolarmente delicata come quella dell'identità di genere, il cosiddetto "gender" che tanto spaventa i bigotti cattolici che in Italia fanno petizioni per allontanare lo spettro di qualcosa che neppure conoscono e su cui potrebbero informarsi anche vedendo un film come questo. È la storia di un bambino di sette anni di nome Ludovic che si percepisce come una bambina, e tutti i suoi comportamenti "al femminile" che a lui sembrano del tutto naturali creano imbarazzi e fastidi ai suoi familiari e ai suoi piccoli amici, fino ad una marginalizzazione che conduce anche al licenziamento del padre e al trasferimento forzato in un'altra città. È un film onesto nel mostrare l'ingiustizia e anche la crudeltà di certe convenzioni sociali che non accettano la diversità e impongono il conformismo in nome di principi tutto sommato discutibili. Infatti, verso la fine del film Ludovic incontra una ragazzina che gioca a fare il "maschiaccio", il tomboy, e non deve subire le vessazioni e le umiliazioni che invece sono riservate a lui; il film sembra chiedersi in definitiva perché la cultura occidentale non possa accettare un'opzione transgender senza bollarla con lo stigma dell'anormale e della devianza. Berliner dimostra coraggio nel non arretrare di fronte alle implicazioni più sgradevoli, dato che il film è stato impostato come una favola vagamente surreale; il finale mi è sembrato però un po' troppo accomodante e consolatorio. Se l'opera va spesso a segno, il merito è anche di una fotografia ipercolorata e sgargiante nelle composizioni di Yves Cape, a tratti ai limiti dell'estetismo. Ben diretto il cast, con il piccolo Georges Du Fresne davvero a suo agio in una parte che poteva facilmente scivolare nella caricatura e invece risulta vitale e trascinante; una menzione d'onore anche a Michele Laroque e Jean-Pierre Ecoffey, entrambi molto sensibili nei ruoli dei genitori di Ludovic. Non è un film perfetto e qualche sbandata ogni tanto la prende, ma è un'opera istruttiva, ben dosata nelle emozioni e che all'epoca ebbe anche un buon riscontro a livello internazionale, vincendo un Golden Globe come miglior film straniero nel 1998.
Voto 7/10
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Tema scottante....lo sai cosa mi sono chiesto mentre leggevo la tua bella recensione? Se io avrei accettato una parte così da far recitare a mio figlio...penso che sia davvero complicato ....A presto!
Grazie per i complimenti :) beh posso dire che il piccolo attore Georges Du Fresne è stato molto bravo nel film... poi ha interpretato anche altre pellicole ma ho letto che pare che da un po' di anni ha abbandonato la carriera di attore. Un saluto
tema davvero particolare quello che tratta la pellicola e non posso che ringraziarti di averlo presentato,visto che non l'ho mai visto....grazie Stefano
Grazie Ezio il film non è molto famoso da noi ma venne programato qualche anno fa su Rete quattro ed è da recuperare visto anche il tema delicato
Film che non conoscevo.,e dato il tema devo assolutamente recuperare.Recensione da par tuo
Grazie Anna Maria se ti interessa vedilo e poi mi fai sapere il tuo parere
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