Regia di Marco Bellocchio vedi scheda film
Il traditore di M.Bellocchio devo dire che mi ha un po’ deluso.
Perché è un film che non dice molto.
Dice pochino della famiglia del traditore; quella sicula e quella allargata. Così importante (da condizionarne la decisione più difficile) eppure così poco influente nell’economia del film.
Dice poco di Cosa Nostra; i nemici abbozzati sono appena quelli a lui più vicini; l’organizzazione descritta è un tracciato lievissimo di poche parole.
Dice davvero poco dei protagonisti di quella stagione di risveglio civile del paese, se non per frasi-slogan tanto celebri quanto fruste se ripetute in eccesso.
Così come dice assai poco della società italiana stessa; attonita, distratta, neanche lontanamente a fare da sfondo (se non per la processione palermitana di disoccupati) e men che meno a reggere il peso degli eventi (o a dichiarare di non volerlo fare).
E, tutto sommato, dice poco anche di Tommaso Buscetta: il collaboratore di giustizia, mai pentito. L’uomo d’onore, mai vigliacco; il “boss dei 2 mondi”, ma soldato; ben poco del suo passato e della sua psicologia criminale; poco delle sue contraddizioni (ma quelle che emergono lo fanno con nettezza) e di come (e se) le sue scelte di vita abbiano sconvolto lo stato d’animo dell’uomo, dietro la facciata.
Un film che si dilunga senza scalfire la superficie; e un film avvolto da un manto di indecisione - appena svelato da una manciata di scene “audaci” e/o procaci (tutte quelle che coinvolgono le figure femminili) e qualche provocazione linguistica (vedasi la differenza fra ironia e sarcasmo) – che tende alla pesantezza, quando l’impronta impressa da Bellocchio diventa palpabile, e costante (causa anche qualche minuto di troppo).
Corretta la parte tecnica (fotografia e scenografia), riuscite alcune sequenze processuali (i confronti in particolare) nonché, senza smagliature, l’interpretazione di Lo Cascio (splendidamente a suo agio con il dialetto della sua terra natia). E davvero molo bella la locandina.
Ma, evidentemente, ci vuole ben altro per cancellare quel senso di insoddisfazione che, a fine visione (a caldo), rimane.
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