Regia di Atom Egoyan vedi scheda film
Quasi vergognandomi, devo dire che questo è il primo film di Egoyan, regista canadese di culto, armeno d'origine e autore di parecchie pellicole, che per un motivo o per l'altro, mi sono scivolate via. Questo suo magnifico film, è del 1997, quando aveva già sette pellicole alle spalle. Atom affonda lo sguardo in una piccola località dell'Ontario, nel suo Canada, e costruisce un film densissimo, pacificato dal paesaggio ma per nulla pacificante o rassicurante, uno straziante, doloroso percorso che muovendosi, intelligentemente, in parallelo con la fiaba del pifferaio magico, tratta di un tema universale come quello dell'infanzia, dei figli, di quelli deceduti davvero, nella finzione della pellicola, e di quelli uccisi dalla società, dagli oscuri miasmi di famiglie in apparenza normali, di quelli a cui penserà il futuro a eliminarli, nel loro percorso incantato dai cattivi maestri/pifferai. Tutto questo discorso si allunga nel volto e negli occhi tristi di un grandissimo Ian Holm, avvocato di città, avvoltoio di cause civili, con una figlia perduta nel frastuono della vita, che si trascina in un paesaggio innevato e bellissimo, di casa in casa, cercando di scardinare il microcosmo ipocrita del villaggio, colpito da un'immane sciagura. Il film è lento ma avvolge con la sua atmosfera, come dicevo, in apparenza pacata, ma spesso disturbante e feroce. Visivamente meraviglioso, netto nelle inquadrature, che spesso raccontano più dei personaggi, è un'opera di grande fascinazione e pienamente riuscita. Un film non facile da dimenticare.
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