Regia di Gabriele Mainetti vedi scheda film
I freak sono fuori, perché è il 1943 e i nazisti hanno bombardato Roma. Fuori cosa li aspetta? Quello che i 4 protagonisti del nuovo film di Mainetti cercano dopo il distruttivo incipit è un nuovo padrone, assuefatti come sono alla subordinazione e al controllo altrui. Diversamente dal percorso tipico dei supereroi contemporanei, spinti sempre da dinamiche collettive e intrinsecamente eroiche, i freak di Mainetti non sanno nemmeno cosa ci sia fuori, sono a malapena consapevoli di cosa accada nel mondo, e fanno nel film un percorso involontario di emancipazione, in un ideale individualista poco frequente nel mainstream supereroistico. Ovviamente il percorso in questione corrisponde alla scoperta dei propri poteri e come utilizzarli.
Mainetti decide che il buon gusto non è di casa, il suo film che pure vive di un buon ritmo avventuroso quasi classico è comunque costellato di situazioni grottesche: il Franz di Franz Rogowski, a capo del circo berlinese in trasferta romana, cerca esseri straordinari come loro per assumere rilievo all’interno del Terzo Reich; i partigiani che cantano sguaiati Bella Ciao inneggiano a una violenza disordinata e macchiettistica; gli altri freak da circo sono collaterali e mediocri. E in questo vagabondaggio disordinato che separano e poi riuniscono i protagonisti, la Storia passa dalle loro parti quasi per sbaglio, niente di diverso da qualsiasi apocalisse immaginata in un generico fumetto supereroistico.
È semmai l’impianto formale, spettacolare e ben gestito, che può far venire un po’ di malinconia: è davvero il modello US l’ideale a cui anelare anche in Italia per questo raro genere di operazioni?, o davvero Mainetti è consapevole che il suo sistematico cattivo gusto, che non osa raccontare alcunché se non personaggi cartooneschi che forse scoprono la libertà, sarebbe la corretta chiave di lettura per spingere su uno scorretto lontano dalle ipocrisie post-tromiane dei finti esperimenti statunitensi che di recente ci sono stati propinati?
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