Regia di Sergio Stivaletti vedi scheda film
A Parigi, la notte del capodanno 1900, avviene un duplice, efferato omicidio a opera di un uomo dal braccio di ferro. Una dozzina di anni più tardi, in un museo delle cere a Roma, l'assassino torna in azione. Un coraggioso e determinato giornalista indaga a fondo sul caso.
Doveva essere un film di Lucio Fulci, questo Maschera di cera, ma il Maestro dell'horror all'italiana se n'è andato anzitempo, nel marzo del 1996, lasciando il progetto incompiuto. La sceneggiatura da lui firmata insieme a Daniele Stroppa, però, era già ultimata: quale occasione migliore dunque per esordire dietro la macchina da presa per l'esperto di effetti speciali Sergio Stivaletti? La pellicola è dunque dedicata esplicitamente a Fulci, ma purtroppo va rilevato che il debuttante Stivaletti ha realizzato un'operina ingenua e diretta in maniera abbastanza maldestra, che giustamente – vista la situazione e soprattutto il regista – si focalizza su degli eccellenti trucchi e un'ottima postproduzione digitale (e un filo appena di erotismo, ben contestualizzato a ogni modo), ma si dimentica della storia, della tensione e lascia spesso allo sbando gli interpreti. Tra questi ultimi vale la pena ricordare Romina Mondello, Robert Hossein, Gabriella Giorgelli, Riccardo Serventi Longhi, Valery Valmond e Gianni Franco. Da sottolineare che, pur non essendo specificato nei crediti, il film è chiaramente ispirato al racconto Il museo delle cere di Gaston Leroux, da cui erano già state tratte le due versioni di La maschera di cera dirette rispettivamente da Michael Curtiz (1933) e André de Toth (1953). Sui titoli di testa il soggetto è però attribuito a Fulci, Stroppa e Dario Argento, che riveste qui anche un ruolo produttivo, a nobilitare ulteriormente il lavoro. 3,5/10.
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta