Regia di Alberto Lattuada, Federico Fellini vedi scheda film
Lattuada, Fellini, le rispettive mogli (Del Poggio e Masina) e De Filippo a farla da padrone e tenere le redini della commedia (ruolo in cui peraltro non ebbe mai particolari fortune, sempre più adatto a fare da spalla), per raccontare un'epoca dello spettacolo italiano ormai giunta al capolinea. Epoca che vide fra i protagonisti gli attori e i registi del film, qui impegnati perciò in un'operazione già un minimo nostalgica; il lavoro è ampiamente affiancabile (talvolta addirittura sovrapponendosi) alla Vita da cani narrata nello stesso anno da Steno e Monicelli. Interessante come quadro di un'Italia povera e speranzosa, comico quanto basta negli atteggiamenti meschini di De Filippo (come nella caratterizzazione della Valeri, che appare in una particina), è una storiella ben raccontata con morale amara.
Piccole gioie e grandi miserie di una compagnia di varietà in giro per l'Italia del secondo dopoguerra. Il capocomico, sposato con una soubrette, conosce sul treno l'avvenente ballerina Liliana e la fa aggregare alla compagnia sperando in un'avventura con lei. Liliana però diventerà presto l'attrazione centrale dello spettacolo ed abbandonerà la compagnia.
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