Regia di Pupi Avati vedi scheda film
Questo è uno dei film della mia vita, come direbbe Truffaut. Lo trovo molto bello di per sé, ma ha anche il valore aggiunto di costruire atmosfere e situazioni che mi ricordano episodi che ho vissuto di persona. Quindi il coinvolgimento emotivo è per me alto.
Avati fa una regia particolarmente felice: spigliata, compatta, scorrevole, con piccoli colpi di genio specialmente quanto a certe scene di dialogo. A questo proposito, il dialogo (monologo) tra i due ragazzi sul gattino cieco è un piccolo capolavoro di minimalismo, di cinema-verità, e di incisività. Anche la dichiarazione di Laura al bello della classe è di quelle scene che si ricordano, come certi sfoghi di delle Piane.
I personaggi sono tutti caratterizzati bene, in modo realistico e umano, e interpretati allo stesso modo. Spiccano naturalmente Carlo delle Piane e Tiziana Pini, ma diversi interpreti degli studenti sono bravi pure loro. Ho trovato riuscite anche le numerose comparse che la scolaresca incontra durante la gita: i militari, l'inventore Marconi, le suore lavandaie, le sorelle seduttrici, e persino gli sposi morti.
Le musiche di Riz Ortolani aiutano non poco Avati a costruire quella particolare atmosfera e l'effetto nostalgia. Il sentimento generale è quello di un periodo felice e irripetibile, molto diverso dal presente, ormai perduto nel passato. Ho trovato bella anche l'ambientazione sull'Appennino verde della primavera, e molto riuscita la scena della scolaresca che scompare nella nebbia.
Lo lo trovo un gran film, e sicuramente tra i migliori di Avati, ma nello stesso tempo lo sconsiglio a coloro che pretendono da un film sempre lo spettacolo.
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