Regia di Ermanno Olmi vedi scheda film
Qualche volta gli incidenti sono delle salutari purghe dopo le grandi abbuffate. Di donne, di lavoro, di soldi, di tutto.
Con i consueti toni quotidiani e antispettacolari, Ermanno Olmi analizza la situazione personale di un protagonista che è proprio un uomo come tanti: tra carriera, amanti e bugie, vive senza troppi pensieri e senza rimorsi, finché un evento inatteso e per certi versi inspiegabile gli cade addosso come una tegola in testa, e lo costringe a ripensare al suo modo di vivere. Una cosa per certi versi simile accade al suo collega che subisce l'infarto, il quale è anche un monito ad un possibile ritornare sul vecchio binario dopo una salutare svolta. Quello infatti, spaventato dal pensiero di morire e rivedendo davanti agli occhi tutta la sua vita e i suoi errori, inizia dapprima un salutare periodo di riposo, riflessione, e forse di cambiamento. Finché almeno la noia non comincia a mordere e il pensiero di ritornare a lavorare alla ditta non fa capolino...
Vale per tutti e due anche il monito a non dedicarsi troppo al lavoro, sì da dimenticare se stessi e non badare più alla via che si sta percorrendo. Il suo collega in convalescenza, infatti, ammette di non sapere come passare le sue giornate, perché esse prima erano interamente riempite dal lavoro.
E' curioso anche come un evento apparentemente staccato dalla sua condotta morale e pressoché incolpevole, inneschi però nel protagonista una revisione e un ripensamento di tutti gli ambiti della vita. Benché il discorso abbia addentellati religiosi (specie se si pensa alla fede del regista), quest'ultima non compare per nulla nella pellicola.
Forse appena un po' meno incisivo nell'ultima parte, è un film malinconico, attento all'interiorità e alle psicologie, con ritratti umani convincenti anche per i personaggi secondari. Interessante anche la rappresentazione del mondo della pubblicità.
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