Regia di Luca Guadagnino vedi scheda film
Nelle nostre vite che rotolano per inerzia, tra tradizioni (la fotografia è quasi da documentario) e abitudini consunte, l'innamoramento più sincero irrompe come una stella cometa. Una perla.
Appena uscito dalla prima visione in originale mi trovo interdetto: vi ho trovato una sensualità a volte inutile e morbosa e potrei dire non c'è scavo nei sentimenti dei protagonisti: sembra ci sia frretta ad arrivare non si sa dove (o forse sì). Quello che vale è il discorso finale del padre e l'ultima, giustamente lunga, inquadratura.
Il giorno dopo, però, a freddo, posso dire che sì, il desiderio è così, e qui è raccontato senza veli.
L'ultima inquadratura resta un colpo al cuore, che penetra lento, lento. E fa male, molto male. Ma vivere è questo.
Seconda visione, in italiano.
Sono più dentro al film stavolta: non è vero non c'è scavo nei sentimenti dei protagonisti: un'attrazione (estiva?) si comporta proprio come nel film.
Noto più dettagli: il 'portare alla luce come dalle profondità'; un libro che Oliver tiene a colazione dopo la 'loro' notte ("Armance" di Stendhal?); la bellezza della fotografia e il dipingere i personaggi locali quasi come un documentario; i motivi musicali come leitmotiv; la non casualità della scelta della famiglia ebrea.
Forse storie come questa, bellissima, sono o stanno per essere messe in un ghetto di nuovo? (Le sale intanto, però, sono piene).
Note tecniche: c'è forse una inesattezza di montaggio in una scena e una battuta doppiata in italiano con 'Sì, grazie', quando probabilmente dovrebbe essere 'Sì, prego'.
Nell'omelia della messa che ho seguito dopo la visone del film, il sacerdote ha detto: "È attraverso l'accettazione della sofferenza che giungiamo alla gioia".
Già.
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