Regia di Brian De Palma vedi scheda film
De Palma mette da parte gli sfoggi di tecnica, le sperimentazioni e il manuuale delle psicopatologie (elementi che appesantivano i suoi primi film) e riesce per questo a confezionare quello che definirei un buon thriller, nonostante qualche difettuccio. La tensione è costante, con alcuni riusciti picchi, e la vicenda di ricatti e di interessi occulti ha il suo fascino.
John Travolta e Nancy Allen si impegnano e ottengono i loro risultati, specie la seconda, che dà vita ad un personaggio meglio definito dello stesso protagonista, che è piuttosto monolitico. Lei è una credibile ragazza svampita e fragile, prostituta che frequenta brutta gente sia quanto ai committenti che ai clienti; è credulona, goffa e istintiva, ma ha anche una coscienza che protesta quando si prospetta di toccare il fondo della viltà.
A margine della vicenda si può leggere una riflessione sul fatto se sia giusto utilizzare un'esca innocente per catturare un criminale, tema tra l'altro alla base di "Il mostro di Magendorf" (1958) e "La promessa" (2001), entrambi tratti dallo stesso libro di F. Dürrenmatt. Si può cioè giustificare il sacrificio di vite innocenti per incastrare il maniaco? Su questo il protagonista del film di De Palma prende due terribili cantonate, e una vittoria amara.
Tornando a questo film, ciò a cui il regista non riununcia è la sua ossessione per i maniaci e i delitti cruenti a sfondo sessuale. Il fatto quindi che prenda in giro le case di produzione e i film spazzatura a base di sesso e violenza finisce per essere un po' ambiguo: è vero che i suoi film non sono spazzatura, anzi, ma toccano in fin dei conti gli stessi argomenti dei film che prende in giro.
Qualche inverosimiglianza nell'inseguimento finale si può perdonare.
In complesso il film è promosso: tiene incollati alla poltrona e col fiato sospeso fino alla fine.
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