L’unico vero problema di Sconfort Zone, l’ultima miniserie di Maccio Capatonda uscita su Prime Video il 20 marzo, è che, in Italia, uno che fa le cose come Marcello Macchia non lo vedevamo dai tempi di Massimo Troisi e dunque, ogni tanto, si sente il bisogno di instaurare una zona cuscinetto e di procedere con cautela per evitare di fare la figura di quello che non ci capisce nulla. Il paragone potrà sembrare esagerato e blasfemo, ma è difficile trovare un altro personaggio dell’industria dell’intrattenimento che, similmente a Troisi, sia stato etichettato dal grande pubblico come “comico” – con al massimo l’apposizione “attore” a precedere – quando in realtà è sempre stato un autore e un creatore che utilizza il registro del comico per esprimersi e condividere moti interiori che vanno bel al di là delle battute o delle maschere che li hanno resi famosi.

locandina
Sconfort Zone (2025) locandina

Maccio Capatonda da Chieti, in (non) arte Marcello Macchia, si è costruito mattone dopo mattone una fama meritata facendosi un mazzo tanto, riempiendo stanze su stanze di hard disk pieni di video, sketch, webserie, finti trailer, personaggi assurdi, parodie di tormentoni e chi più ne ha più ne metta. Un vulcano di energia comica magnificato dai talent scout della Gialappa’s Band, dai quali si è emancipato entro breve prendendo una strada che è sempre stata segnata: quella dell’autore autarchico in grado di rapportarsi a ogni format dell’intrattenimento audiovisivo, dallo show televisivo al linguaggio pubblicitario, passando ovviamente per lungometraggi e serialità televisiva.

In quest’ultimo ambito, poi, si è sbizzarrito con sitcom (Intralci), satira (l’incredibile e troppo raramente ricordata Mario), metalinguaggio (The Generi) e fantascienza (Maccioverse). Un percorso lungo e ricco che ha portato, quasi fisiologicamente, a Sconfort Zone, ovvero una miniserie che scava nel profondo di un artista (dell’intrattenimento) in piena crisi di ispirazione.

E se la creatività è tanta e bulimica, come nel caso di Maccio, allora anche la relativa crisi sarà sopra le righe eppure terribilmente realistica. Talmente prepotente e stressante – c’è una miniserie (che finirà con l’essere proprio Sconfort Zone) da scrivere entro breve, pena il pagamento di una penale salata – da convincere Capatonda ad affidarsi alle cure di un luminare della psicologia sperimentale d’impatto, il dottor Braggadocio (interpretato da uno spiritato Giorgio Montanini). Dopo un’assurda esperienza di morte simulata – per far scorrere davanti agli occhi del paziente tutti i momenti salienti della sua vita su cui dovrebbe concentrarsi per stare bene – la terapia d’avanguardia punta su un concetto ben preciso: Maccio deve tornare a sperimentare quel disagio che le comodità di una vita da ricca celebrità hanno smussato.

La realtà è pericolosa e subdola per chi non ha la morbidezza di soldi e successo ad attutirla e per tornare a quello stato mentale, Maccio deve estrarsi a forza dalla propria comfort zone e fare tutto quello che, di sua spontanea volontà, non farebbe. Non si parla di bere il cappuccino al posto del caffè d’orzo eh. Si parla di di far decidere della propria vita e della propria carriera a qualcun altro, di tradire la propria compagna, di fare a botte con qualcuno, di rinunciare a tutti i propri averi. Azioni che hanno conseguenze reali e potenzialmente devastanti, che Sconfort Zone non nasconde, separandosi per distacco da qualsiasi commedia a cui siamo stati abituati in Italia negli ultimi anni.

Autore

Nicola Cupperi

Scrive per Film Tv perché gliel'ha consigliato il dottore. Nel tempo libero fa la scenografia mobile. Il suo spirito guida è un orso grigio con le fattezze di Takeshi Kitano.

La serie tv

locandina Sconfort Zone

Sconfort Zone

Commedia - Italia 2025 - durata 30’

Titolo originale: Sconfort Zone

Creato da: Marcello Macchia

Regia: Marcello Macchia

Con Marcello Macchia

in streaming: su Prime Video