Matteo Garrone, regista noto per il suo sguardo crudo e penetrante sulla realtà sociale con film come Gomorra, sbarca la sera del 26 marzo su Rai 1 con Io Capitano, un’epopea moderna che racconta il viaggio disperato di due adolescenti senegalesi, Seydou e Moussa, nel loro tentativo di raggiungere l’Europa. Il film si allontana dalla narrazione mediatica tradizionale per immergersi nei dettagli di un’odissea che è, al contempo, personale e universale.

Un viaggio tra sogni e incubi
Seydou e Moussa, i due protagonisti del film di Rai 1 Io Capitano, sono due sedicenni di Dakar, legati dal sogno comune di sfondare come musicisti in Europa. Per inseguire questa visione, partono di nascosto dalle loro famiglie, accumulando risparmi e affidandosi a una rete di trafficanti che li guideranno attraverso il deserto e il Mediterraneo.
Ma la loro avventura si trasforma presto in un incubo. Dopo aver attraversato il Mali e il Niger con falsi documenti e corruzioni obbligate, si trovano nel cuore della Libia, dove vengono separati. Moussa finisce in un carcere brutale, mentre Seydou viene torturato dalla mafia libica. Eppure, in un paradosso tragico, proprio questa spirale di violenza gli darà un’inattesa possibilità di sopravvivenza: diventa il capitano della nave che dovrà portarli in Italia, lui che non ha mai neanche imparato a nuotare.
Seydou Sarr, al suo debutto cinematografico, incarna il protagonista con un’innocenza e una profondità straordinarie, che gli sono valse il premio come miglior esordiente alla Mostra di Venezia 2023. Il suo personaggio subisce un arco narrativo di trasformazione radicale: da adolescente ingenuo a leader forzato, Seydou è il simbolo di una generazione che sogna e lotta, senza perdere mai del tutto la speranza. Accanto a lui, Moustapha Fall nel ruolo di Moussa è il compagno di viaggio spensierato che diventa tragicamente consapevole della realtà troppo tardi.
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Tra realismo e mitologia
Garrone costruisce Io Capitano, il film in prima tv su Rai 1, come un moderno poema epico, ispirandosi alle testimonianze dirette di chi ha vissuto il viaggio attraverso il deserto e il Mediterraneo. L’opera si distacca dalle narrazioni convenzionali sulla migrazione, spesso focalizzate esclusivamente sui barconi in mare o sull’accoglienza in Europa.
Il regista sceglie, invece, di raccontare “l’odissea dei migranti” nella sua interezza, restituendo dignità ai protagonisti e trasformando la loro storia in un viaggio di formazione, dove ogni tappa segna una crescita interiore. “Ho voluto che la mia macchina da presa si rivolgesse nella direzione radicalmente opposta a quella dei media”, ha spiegato Garrone, sottolineando il suo desiderio di restituire umanità a storie spesso ridotte a numeri e statistiche. Come sottolinea Mariuccia Ciotta su FilmTv 37/2023, «lo sguardo di Garrone si rivolge alla riva opposta di Gomorra e di tutti i suoi goodfellas, e, dice lui, fa un controcampo delle immagini viste in tv, dei senzanome che sbarcano sulle coste italiane».
In questa prospettiva ribaltata, Seydou e Moussa non sono solo numeri in un bollettino migratorio, ma ragazzi come tanti altri, pieni di sogni, di paure e di forza di volontà. Vogliono partire per diventare famosi, per firmare un giorno “un autografo ai bianchi”, ma trovano lungo la strada un mondo ostile che spezza le loro illusioni. La loro è una migrazione che non nasce da un conflitto bellico, ma da un altro tipo di violenza: il saccheggio delle risorse, la mancanza di futuro.
Il tema della deumanizzazione è centrale nel film. Il viaggio di Seydou e Moussa li porta a confrontarsi con una realtà in cui la vita umana ha valore solo in funzione del denaro che può generare. I trafficanti, le milizie e le prigioni libiche sono rappresentazioni di un sistema di sfruttamento cinico e spietato.
Nonostante ciò, Io Capitano non è solo un film sulla sofferenza, ma anche sulla speranza e sulla resilienza. La forza interiore di Seydou emerge soprattutto nei momenti in cui sembra aver perso tutto, e proprio nei suoi sogni si rifugia per trovare conforto. Il realismo magico, che si manifesta in visioni e apparizioni degli antenati, offre uno spiraglio di umanità in un contesto di pura disumanizzazione. Questo contrasto tra brutalità e spiritualità è uno degli elementi più potenti del film.
Un altro aspetto cruciale del lungometraggio è il contrasto tra il mito dell’Europa e la dura realtà della migrazione. Seydou e Moussa partono con l’idea che l’Europa sia un luogo di opportunità e successo, alimentati da un immaginario che i social media e la cultura globale hanno reso quasi mitologico. Ma il loro viaggio smonta progressivamente questa illusione, mostrando come il sogno si trasformi in un incubo, dove ogni passo è segnato dalla perdita di libertà e dall’umiliazione.
Mamadou Kouassi, consulente alla sceneggiatura e lui stesso ex migrante, ha sottolineato l’importanza di raccontare questo aspetto: “Il cinema mi ha permesso di raccontare la nostra storia, la nostra sofferenza, ma anche il nostro sogno di un’Europa che immaginiamo come una terra di opportunità e libertà”.

Un’opera di precisione e autenticità
Garrone ha lavorato a stretto contatto con giovani migranti per costruire una storia fedele alla realtà. Mamadou Kouassi, ex migrante e consulente alla sceneggiatura, ha contribuito a rendere i dettagli del viaggio estremamente verosimili. La scelta di girare in Africa e di lavorare con attori non professionisti ha aumentato l’impatto emotivo del film di Rai 1 Io Capitano, eliminando ogni patina di artificio.
L’arrivo di Seydou e Moussa in Italia non è un trionfo, ma una sospensione. Il film si ferma prima di mostrare cosa accadrà dopo, evitando di cadere nella retorica della speranza facile o della condanna assoluta. È un racconto di sopravvivenza, non di redenzione.
Io Capitano è un film necessario. Garrone, con la sua regia sobria e rispettosa, evita il sensazionalismo e lascia che la storia si racconti da sola. Il risultato è un’opera di rara potenza visiva ed emotiva, che non si limita a raccontare un dramma, ma cerca di ridare umanità a coloro che troppo spesso vengono ridotti a numeri in un notiziario.
Non è solo un film sulla migrazione, ma sulla dignità, sul coraggio e sulla fragilità dell’essere umano di fronte all’ignoto. Un’opera che rimarrà a lungo impressa nella memoria di chi la guarda, tanto che il suo viaggio continua, come dimostrano i documentari Allacciate le cinture di Tommaso Merighi e Seydou – Il sogno non ha colore di Simone Aleandri, entrambi disponibili su RaiPlay.
Filmografia
Io capitano
Drammatico - Italia, Belgio 2023 - durata 121’
Regia: Matteo Garrone
Con Moustapha Fall, Seydou Sarr
Al cinema: Uscita in Italia il 07/09/2023
in streaming: su Apple TV Google Play Movies Amazon Video Rakuten TV Microsoft Store
Seydou - Il sogno non ha colore
Documentario - Italia 2024 - durata 60’
Regia: Simone Aleandri
Con Seydou Sarr
in streaming: su Rai Play
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