Regia di Alejandro Monteverde vedi scheda film
Chi vuole vedere un film sciropposo e melenso si accomodi con questo "Little boy", storia di un bambino di otto anni che, durante la Seconda Guerra mondiale, per far tornare a casa il padre arruolato e spedito nelle Filippine decide di seguire le indicazioni di un prete cattolico che gli raccomanda di mettere in pratica le opere di misericordia corporali, sperando che la Fede produca un miracolo. È un film che sulla carta poteva essere animato dalle migliori intenzioni, ma il regista messicano Alejandro Monteverde abusa di trucchetti strappalacrime, ricatti emotivi e incongruenze narrative per un film che vorrebbe parlare di cose serie viste da un punto di vista infantile, ma scade nella banalità e nella ridondanza. La fotografia è ipercolorata ma risulta ugualmente stucchevole, ci sono poche idee di regia interessanti, il cast è diretto con scarsa convinzione a partire dal piccolo Jakob Salvati fino alle partecipazioni di Emily Watson, Tom Wilkinson e Ben Chaplin, tutti malamente sprecati in personaggi inconsistenti. Ridicola la scena in cui il bambino crede di provocare un terremoto con i suoi poteri e di cattivo gusto quella in cui viene detto che sulla bomba di Hiroshima c'era scritto "Little boy" in suo onore, ovviamente falso. L'ho visto in questi giorni su Sky Cinema, ma si tratta di un fiasco che non meritava di essere distribuito anche da noi.
Voto 4/10
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