Regia di Paul Greengrass vedi scheda film
The Bourne Supremacy differisce notevolmente dal romanzo di Robert Ludlum cui è ispirato, pubblicato in Italia come Doppio inganno, del quale però in originale conserva il titolo. Questo è il secondo film di una (per ora) tetralogia, che si è guadagnata la vetta nel mio giudizio, perché è certamente fra le migliori opere del genere spionaggio d'azione che io abbia mai visto. Non vi ho riscontrato, infatti, alcun difetto evidente.
Sconsiglio questo capitolo a chi si fosse perso il precedente The Bourne Identity (2002). La trama dei due, infatti, è irrimediabilmente correlata. Qui si danno per scontati certi eventi e ci si riferisce ad essi, come se si trattasse di un'unica narrazione. Solo recuperando il primo, allora, si sarà davvero in grado di apprezzare codesto riuscito seguito.
Tutti i pregi del debutto sono felicemente preservati. Ritroviamo dunque una sceneggiatura intelligente, che articola con sapienza la strategia e la pura azione. I dialoghi e la storia non sono un mero pretesto o una cornice, ma contribuiscono a delineare il profilo e il carattere dei diversi personaggi. A partire dall'empatico protagonista, il Jason Bourne di uno straordinario Matt Damon. Affiancato da degni comprimari, quali le vecchie conoscenze Marie Kreutz (Franka Potente), Ward Abbott (Brian Cox) e "Nicky" Parsons (Julia Stiles) ma pure un nuova arrivata d'eccezione, la risoluta Pamela Landy interpretata da una sorprendente Joan Allen.
Consigliato senza dubbio. Non annoia affatto, coinvolge con il suo ritmo sempre al massimo, non richiede lo spegnimento del cervello per poter essere gradito (anzi) e nel contempo vanta delle spettacolari sequenze d'azione. Come pretendere di più?
Seguono The Bourne Ultimatum (2007) e The Bourne Legacy (2012), che svilupperanno quei risvolti dell'intreccio tuttora lasciati oscuri. Ovviamente è fondamentale il rispetto dell'esatta sequenza, in ordine.
Il killer professionista Jason Bourne, alla continua ricerca della sua vera identità e tormentato dai terribili incubi del suo passato, si è ritirato sotto falso nome in un paesino della costa dell'India insieme a Marie. Quando un pericoloso individuo fa la sua apparizione nella sonnolenta cittadina dove i due risiedono, i frammenti confusi di eventi lontani si ripresentano alle porte e il vecchio Jason, creato dalla Treadstone, organizzazione segreta oggi smantellata, è costretto a tornare in campo, perché ingiustamente accusato dell'omicidio di alcuni agenti CIA in missione.
Torna John Powell, che già aveva composto per il primo episodio, e orchestra un'altra volta quelle che mi paiono delle musiche adeguate per il genere. Ogni circostanza ha la giusta associazione di toni ed energia. Il tema principale, udibile a tratti nel corso del film e nel suo complesso durante i titoli di coda, è Extreme Ways, di Moby.
Niente, forse solo perché non ho letto il libro.
Talora le riprese d'azione concitata sono un po' confuse, ma è un difetto da poco. Il resto è al top.
Non si smentisce affatto. La vera anima è sempre lui, Jason Bourne. Notevole, strabiliante, credibile e avvincente.
Sempre funzionale, discreta ricomparsa di Marie Helena Kreutz.
Fra le novità domina senza dubbio lei, la determinata Pamela Landy. Ottima prova, d'efficace carisma.
Conferma la sua levatura, vestendo di nuovo i panni di un perfetto Ward Abbott.
Riprende il ruolo di Nicolette "Nicky" Parsons e non sfigura affatto rispetto all'esordio.
Lo spietato assassino Kirill. In parte, per un nuovo ingresso col botto.
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