Regia di Cru Ennis, Lee Roy Kunz vedi scheda film
A fine visione abbiamo come la sensazione che Lee Roy Kunz abbia diretto e interpretato questo film solo per poter apparire in un generoso nudo frontale, tra l’altro funzionale all’economia di un horror che in parte è anche body horror. Invece il film, che attinge un po’ dal folk horror per l’ambientazione e la traiettoria narrativa, un po’ dal prestige horror per stile e tecnica (vedi The Witch di Robert Eggers, 2015), giocando con l’immaginario del cinema demoniaco tra possessioni e anticristo, chiesa, vaticano e un po’ anche nunexpoitation, durante la visione sa alternare momenti molto interessanti, sia visivi che narrativi, ad altri inutili, ridondanti, noiosi e banali. Il referente animale intanto, tra cervi e lupi famelici, aiuta a stabilire maggiori connessioni con il folk più che con il demoniaco perché sono immagini usate con intenzione più autoriale che riempitiva. A conti fatti si tratta di una pellicola godibile a tratti, in cui sono molti i momenti di smarrimento narrativo e di flessione della tensione.
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