La chiusura delle case di tolleranza lascia Adua, Milly, Lolita e Marilina prive della loro abituale fonte di sussistenza. Le quattro decidono di aprire una trattoria nella periferia di Roma, allo scopo di creare un'onesta attività di facciata che consenta loro di proseguire l'esercizio della "professione" cui sono abituate. Le questioni burocratiche ed amministrative vengono facilitate dall'aiuto, non disinteressato, di un aspirante lenone con i dovuti agganci e conoscenze, il quale pone la condizione di partecipare all'impresa. L'accordo è che, nei primi mesi, le donne dovranno mantenere un comportamento irreprensibile, per poi riprendere la solita attività e dividere i proventi con il lenone. Per Adua e le compagne inizia una nuova vita e, inaspettatamente, cominciano a trarre dal lavoro una serenità d'animo sino ad allora sconosciuta. Gli affari prosperano e alle donne si apre una nuova ed insperata prospettiva di un lavoro dignitoso e di un possibile reinserimento nella società. Decideranno, quindi, di non mantenere i patti, rifiutandosi di ricominciare a prostituirsi. Per vendicarsi dello sgarro, il lenone provvederà a far chiudere immediatamente la trattoria, facendo sfumare le speranze di riabilitazione delle quattro donne che, invano, chiederanno disperatamente aiuto. Da tutti abbandonate e nell'impeto della delusione, le donne distruggono la trattoria per ritornare mestamente al marciapiedi.