Regia di Nikolaj Arcel vedi scheda film
C’è del marcio in Danimarca. È il 1768 e i Lumi faticano a penetrare la coltre di privilegi medievali che i nobili hanno edificato, approfittando dell’instabilità mentale del re Cristiano VII, bambino intrappolato in una testa coronata. Ne fa le spese l’ignara sposa inglese, regina di convenienza e prigioniera di una corte ostile, almeno finché non arriva a palazzo il medico tedesco Struense: illuminista, liberale, anticonformista, conquista il re ma soprattutto il cuore della sovrana. Non fatevi ingannare dalle strategie di promozione: Royal Affair non è il romanzo di un piccante triangolo cortigiano, ma un brandello di storia danese poco nota e vera al 100%. Il dottore, con il supporto della regina sua amante, usa il suo ascendente su Cristiano per far promulgare una serie di leggi che trasformano la Danimarca (per pochi anni) nel paese più moderno d’Europa (dalle case per bimbi abbandonati all’abolizione della tortura sui servi della gleba), esempio di monarchia illuminata. Il finale, crudele e inevitabile, è scritto nei libri di storia. Diretto da uno degli autori della trilogia svedese Millennium e prodotto dalla Zentropa di Von Trier, il film risplende delle interpretazioni di un terzetto d’attori in stato di grazia (il medico Mads Mikkelsen, la regina Alicia Vikander e il re folle Mikkel Boe Følsgaard), dipinge oltre la rigidità di corsetti e parrucche due figure rivoluzionarie (di cui una, ineditamente per l’epoca, femminile) e regala a un buio capitolo di storia uno script sapientemente illuminato.
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